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Censiti 200 siti web italiani che incitano all’antisemitismo: “Messaggio di odio, ma difficile chiuderli”

28 gennaio 2016 Cronaca, Politica

Sono 200 i siti web italiani di matrice antisemita e arrivano addirittura a 30mila se consideriamo il razzismo e l’antisemitismo a livello globale. A partire da questo dato, emerso nel corso della presentazione del rapporto nazionale sull’antisemitismo, gli esperti dell’Osservatorio sull’antisemitismo del Centro di documentazione ebraica contemporanea hanno spiegato che nell’ultimo quindicennio il cyberspazio si è configurato come lo spazio prediletto per la diffusione di questo tipo di idee. Lo dimostra il fatto che nel 1995 era stato censito solo un sito a carattere razzista, numero che ha subito una crescita esponenziale anche grazie al fatto che il web garantisce anonimato e impunità. Ad alimentare questo tipo di fenomeni hanno contribuito i social network. Ed è proprio su questo che Stefano Gatti, responsabile dell’antenna antisemitismo, e Betti Guetta, responsabile dell’Osservatorio del Cdec, hanno condotto una ricerca volta all’analisi di Facebook per scoprire quanto la piattaforma fosse permeabile all’odio razziale. Sono 156 i profili analizzati nel corso della ricerca portata a termine nell’ottobre 2015. Di questi, 72 appartengono a comunità e gruppi, mentre 84 sono legati a singole persone. “I profili analizzati – spiega Gatti – sono riconducibili a tre macroaree: la più corposa è quella dell’antisemitismo classico che ricorre a pregiudizi arcaici come l’accusa di deicidio. Ad essa si aggiungono profili che riguardano il negazionismo e, infine, il nuovo antisemitismo collegato allo stato di Israele”. Gatti ci tiene a evidenziare la difficoltà con cui i post di questi profili vengono eliminati dai gestori delle piattaforme. “Secondo uno studio uscito pochi giorni fa – ribadisce – solo il 20% di 2mila post segnalati sono stati eliminati”. Questo perché i gestori non ritengono la maggior parte di questi documenti un vero e proprio “incitamento all’odio”, l’unico motivo per cui se ne autorizza la cancellazione. Questo succede anche perché “la maggioranza di questi siti e piattaforme viene registrata negli Usa, dove c’è una libertà di pensiero assoluta”. Inoltre, anche nei casi in cui il profilo, dopo essere stato segnalato, viene chiuso, è molto facile aprirne un altro, anche perché spesso i gestori ne utilizzano diversi.

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