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venerdì 26 maggio 2017 05:34:08
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Casette e spazi ricreativi, in via Lombroso apre l’ “Oasi del clochard” dei City Angels

22 marzo 2017 Senza categoria

Undici casette dormitorio e altre adibite alle attività ricreative allo scopo di creare un vero e proprio villaggio per i clochard. Si presenta così il centro di accoglienza dei City Angels inaugurato oggi in via Lombroso 99 alla presenza dell’assessore alle Politiche Sociali Pierfrancesco Majorino. L’Oasi del clochard – questo il nome della struttura – è già attiva da qualche settimana e attualmente ospita 70 persone, “due terzi dei quali stranieri di 12 nazionalità diverse”, spiega Mario Furlan, il fondatore degli angeli con la pettorina rossa. “Oggi – ha aggiunto – è un sogno che si realizza. È la prima volta in Italia che anziché adibire scuole, caserme e grandi stanzoni per i senzatetto si crea un vero e proprio villaggio”. Oltre ai prefabbricati adibito a dormitorio, ci sono spazi per attività ricreative, l’ambulatorio medico, la biblioteca, la mensa e “faremo anche una palestra”, assicura Furlan. Lo spazio è di proprietà di Sogemi, la società che gestisce il vicino ortomercato di via Lombroso, e l’obiettivo è arrivare a popolarlo con “300 persone, con un’area anche per le donne e per gli animali dei senzatetto”. I city angels hanno preso possesso degli spazi, dove fino a un anno fa c’era un campo rom, a febbraio e “in meno di un mese abbiamo ripulito tutto e posato le casette”. Queste ultime, ha ricordato Furlan, hanno un costo per l’affitto per cui Daniela Javarone, la madrina dei city angels, ha proposto di “darle in adozione” a qualcuno che decide di farsi carico dei costi. È stata proprio lei la prima a dare l’esempio: a Javarone è infatti dedicato il dormitorio più grande dello spazio, ‘casa Daniela’. “Abbiamo voluto inaugurare lo spazio oggi – ha concluso Furlan – proprio perché, a tre della visita del Papa, volevamo fare un dono agli ultimi”. Per Majorino “è molto bello pensare che un’area degradata sia ora utilizzabile per un intervento di questo tipo che ha senso solo se riusciamo a non concepirlo in un’ottica di pura emergenza, ma come un intervento per accompagnare verso un percorso di riscatto positivo”.

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