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Aler: “Morosità contenuta al 33%, istituzioni sostengano deboli”

5 febbraio 2016 Cronaca, Politica

“La crisi economica di questo Paese stava conducendo la percentuale della morosità di Aler verso preoccupanti picchi, superiori al 40%. L’Azienda ha dunque avviato con il piano di risanamento un importante piano di contrasto della morosità e recupero dei mancati pagamenti. Innanzitutto, sono state condivise le linee di azione con le organizzazioni sindacali dell’utenza (Accordo recupero morosità – 20 maggio 2015), istituendo in tempi brevissimi una Commissione congiunta di analisi dei casi, con l’intento di arrivare a una conoscenza puntuale del fenomeno e studiare una risposta operativa adeguata al contesto reale”. E’ quanto spiega Aler in una nota in merito agli interventi in campo. “E’ stata dedicata una struttura aziendale per valutare puntualmente le situazioni con sopralluoghi presso le abitazioni e accertamenti incrociati con la banca dati dell’Agenzia delle Entrate. Nel frattempo, presso gli sportelli – spiega ancora Aler -, sono stati convocati tutti gli inquilini con situazioni contabili a debito. Sono stati chiamati 4500 assegnatari circa, calcolando l’ammontare della morosità a circa 15.328.752 di euro. Sono già 2530 quelli che hanno concordato un piano di rientro, 37 gli sfratti, 230 i pignoramenti. Negli ultimi 6 mesi sono stati esaminati in Commissione 639 casi particolari di inquilini morosi, tra quelli in area di protezione, che avevano maturato un debito con Aler di 12.929.589 di euro. Dall’esame è risultato che 471 gli incolpevoli realmente bisognosi di aiuto e 57 i “furbetti”, nei cui confronti Aler ha potenziato le attività necessarie per procedere al recupero delle somme non pagate. Attraverso questo piano operativo pur nella consapevolezza dell’esistenza di fasce deboli d’incapienti, che non sono in grado di corrispondere il dovuto, l’Azienda è riuscita a contenere la morosità nell’ambito del 33%. Resta inteso che tale percentuale sarebbe suscettibile di un consistente abbassamento laddove i soggetti competenti in materia di welfare – principalmente i Comuni – stanziassero in bilancio le somme necessarie per sostenere le fasce di povertà e quelle dei soggetti più deboli”.

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