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giovedì 22 giugno 2017 20:27:57
omnimilano

Carceri, agenti e detenuti lombardi
a scuola di dialogo fra religioni

31 marzo 2017 Cronaca, Cultura

Il pluralismo culturale e religioso è oggi “un dato di fatto”. Anche all’interno degli istituti penitenziari e delle carceri: “Nel 1989 il carcere di San Vittore ospitava al 99% italiani, soprattutto cattolici” ha spiegato il  provveditore regionale alle carceri, Luigi Pagano. “Oggi il 67% dei detenuti sono stranieri, con circa 60 etnie differenti”, ha precisato la direttrice di via Filangieri, Gloria Manzelli, durante la presentazione del progetto per il dialogo tra religioni, al carcere di San Vittore. Per questo motivo Caritas Ambrosiana, la Comunità Ebraica di Milano, la Coreis e l’Istituto di Buddismo Tibetano di Milano “Ghe perl ling” hanno dato vita, insieme all’Università degli Studi di Milano, al progetto che prende il nome da una parabola persiana: “Simurgh. Conoscere e gestire il pluralismo religioso negli istituti di pena lombardi”. L’iniziativa ha preso forma in seguito a una tre giorni di formazione, tenutasi nel maggio del 2016, che ha dato al personale carcerario (polizia penitenziaria, funzionari pedagogici, volontari e docenti che insegna negli istituti di pena lombardi) le basi per comprendere meglio la diversità delle culture e delle religioni e per confrontarsi. “Conoscere dai detenuti le basi della vita quotidiana, attività banali come l’alimentazione o i momenti di preghiera, per noi è importante. Ci permettono di creare un rapporto di empatia con il detenuto, di agganciarlo umanamente” ha spiegato il vice commissario Marco Casella, comandante della Casa Circondariale di Monza, che ha partecipato ai corsi di formazione nel maggio scorso. Dal successo di questo progetto pilota si è deciso di estendere la formazione e il confronto non solo tra gli operatori delle carceri, ma anche tra i detenuti: nel progetto saranno coinvolti, infatti, 450 tra polizia penitenziaria, volontari, docenti e psicologi, e anche 900 detenuti dei nove istituti lombardi (San Vittore, Pavia, Brescia, Bollate, Como, Vigevano, Opera, Monza e Bergamo). L’obiettivo, oltre al dialogo tra le diverse religioni, è quello di prevenire la creazione di “stereotipi dell’altro”, in particolare in questi luoghi dove la coesistenza di diverse fedi, etiche, convenzioni e stili di vita può essere esasperata dalla condizione di non libertà, che potrebbe arrivare a degenerare in forme di radicalizzazione ed estremismo religioso. “Il pluralismo religioso non è solo un atto di bontà, ma anche di convenienza: conviene a tutti che nelle carceri si sviluppi il seme della tolleranza e conoscenza reciproca, perché chi oggi è recluso domani non lo sarà, uscirà ed è giusto che si restituisca alla società un uomo rieducato” ha spiegato Davide Romano, della Comunità ebraica di Milano, che ha partecipato alla presentazione insieme a Hamid Di Stefano della Coreis, a Cesare Milano dell’Istituto di Studi di Buddismo e a monsignor Luca Bressan della Caritas Ambrosiana. “Siamo convinti che da questo impegno nascerà un laboratorio che aiuterà la città a costruire nuove forme di cittadinanza. Milano è una città plurale e ci aspettiamo che come il cattolicesimo è riuscito a generare qui un ‘cattolicesimo ambrosiano’ anche l’Islam e le altre religioni potranno creare il loro ‘movimento ambrosiano’, ha detto monsignor Bressan durante la presentazione del progetto. La formazione – che toccherà nel triennio 2017/2019 i nove istituti di pena della Lombardia – affronterà tre punti tematici e sarà affidata alle Università Milanesi. Il modulo antropologico – curato dalla Cattolica di Milano – analizzerà i fondamenti di ebraismo, cristianesimo e islam, affrontando anche il tema della radicalizzazione e del reclutamento jihadista in carcere; il modulo sociologico – curato dalla Statale – parlerà del cambiamento demografico e sociologico avvenuto all’interno degli istituti di pena, concentrandosi sulle libertà di espressione religiosa all’interno delle carceri e ad alcuni profili pratici, come l’alimentazione e le ore di preghiera; infine, il modulo etico – curato dalle comunità religiose – affronterà i temi del contrasto tra etica e religione nelle varie confessioni. Il ciclo di formazione si concluderà con degli incontri pubblici, per sensibilizzare e informare anche la società civile e i cittadini su quanto accade all’interno delle carceri. “E’ una sfida non facile, e proprio questo giustifica gli sforzi che si fanno per migliorare la comprensione reciproca. In questi luoghi ci sono ragioni e sensibilità particolari, ma sono queste che garantiranno il successo di queste iniziative” ha spiegato il rettore della Statale Gianluca Vago, sottolineando anche l’importanza della partecipazione della Università milanesi a iniziative come questa. Al progetto partecipa anche la Fondazione Cariplo. I nove istituti di pena parteciperanno al progetto divisi nel triennio: 2017 San Vittore, Pavia e Brescia; 2018 Bollate, Como e Vigevano; 2019 Opera, Monza e Bergamo.

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