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Brexit, il sogno Erasmus a Milano di Rachel italo-scozzese: “Il voto in Gb? Uno shock”

27 giugno 2016 Cronaca, Politica

Rachel è sotto shock. La Gran Bretagna ha votato e ha deciso di lasciare l’Europa e l’unica cosa che riesce a dire è che per lei “è stato uno shock”. Poi, a mente fredda, due giorni dopo il referendum che ha decretato la Brexit, riesce a spiegare il perché della sua reazione, il perché, a suo parere, “lasciare l’Ue non è un passo avanti, ma un gigantesco passo indietro”. Lei, che è nata a Glasgow e di cognome fa Di Mambro, nonni italiani, 22enne studentessa di lingue che ha passato un anno in Italia in Erasmus alla Statale, è una ‘remain voter’:“ho votato ‘remain’ perché sono stata fortunata a nascere in una posizione privilegiata in Scozia: la mia lingua madre è una di quelle lingue che molte persone nel mondo aspirano a imparare per accrescere le loro possibilità di trovare un lavoro, in più in Scozia ti viene data un’educazione gratuita fino all’università e mi sono resa conto che non in tutti i Paesi questo è garantito. Ho scelto ‘remain’ perché, sebbene l’Ue non sia perfetta, unifica le nazioni e io credo che questo aiuti a tenerci sicuri”. Poche ore dopo il voto, lo shock si è trasformato in rabbia, una rabbia che cresce ulteriormente se si pensa che in Scozia, il suo paese di origine, ha vinto il ‘remain’:“tutti e 32 gli ‘scottish councils’ hanno votato per rimanere. Noi siamo una nazione che è stata costretta a uscire dall’Ue contro il suo volere”, spiega usando le maiuscole, per sottolineare il suo malcontento. A onor del vero, dichiara subito di aver votato si al referendum del 2104 sull’indipendenza della Scozia dal Regno Unito e spera che da questo “disastro” possa venire qualcosa di buono:“ Poche ore dopo il risultato devastante, – dice – il primo ministro scozzese, Nicola Sturgeon, ha fatto un discorso in cui ha preparato il terreno per un secondo referendum. Gli scozzesi sono stati messi in una posizione in cui sono stati forzati a uscire da qualcosa dentro la quale avevano votato per rimanere. Così, spero che una vita fuori dall’Ue per la Gran Bretagna significhi riuscire ad arrivare a una Scozia indipendente”. Se le si chiede perché pensa che abbiano prevalso i promotori del ‘leave’ risponde senza tentennamenti:“ il leave ha vinto perché la campagna è stata predisposta per colpire i disoccupati, le persone poco istruite e gli anziani raccontando tante menzogne e usando gli immigrati come capro espiatorio”. E a questo punto il suo discorso e le sue parole sembrano adattarsi perfettamente a una situazione italiana ricorrente:“la parola immigrati ha una connotazione molto negativa, cosa che io ritengo non sia corretta. Nel Regno Unito, molti dicono che vengono a rubarci il lavoro. Non è vero. Loro fanno domanda per dei lavori per i quali sono qualificati e spesso più che qualificati e, se sono fortunati, lo ottengono. Io mi stupisco ogni volta di fronte alle persone fantastiche, i migranti, che vengono qui”. La sua rabbia è indirizzata soprattutto agli anziani, coloro che in maggioranza si sono espressi a favore di un’uscita dall’Unione europea:“so che può suonare discriminatorio, ma perché non introdurre un’età massima oltre la quale non si può più votare?”, si chiede “visto che gli anziani non subiranno le conseguenze del loro voto. La loro chiusura mentale ci è costata il futuro e tante opportunità che avremmo potuto avere”, dice con tanta amarezza. Per Rachel il risultato del referendum dello scorso 23 giugno “è più disastroso per i giovani che non avranno più le opportunità che ho avuto io”, tra le quali quella di fare l’Erasmus. Alla fine dell’intervista Rachel ci tiene a scusarsi:“so – conclude – che questo è una tema difficile e pesante e le mie risposte sono prolisse. Spero, però, che da esse possa emergere tutta la mia disperazione, la mia tristezza e il mio sconforto”. E tutto questo lo dice e lo scrive in un perfetto italiano, quello che ha potuto perfezionare grazie al programma Erasmus.

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