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martedì 24 ottobre 2017 05:53:28
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BREXIT, BERNARDO (AP): RISOLUZIONE PER DISTRETTO D’AFFARI A MILANO

5 novembre 2016 Omniparlamento

“Una risoluzione per impegnare il Governo ad adoperarsi per la costituzione di un distretto d’affari a Milano in grado di svolgere la funzione di cittadella finanziaria europea dopo il referendum inglese del giugno scorso”. Ad annunciarne la presentazione, in Commissione Finanze alla Camera, e’ il presidente Maurizio Bernardo (Ap), primo firmatario dell’atto, bipartisan, sottoscritto anche dai deputati Alessandro Pagano e Gregorio Gitti.
“L’obiettivo – spiega il presidente Bernardo – e’ creare un ecosistema per l’intera gamma dei servizi d'investimento ai sensi della direttiva Mifid e organizzare il distretto in forma di Gruppo Economico d’Interesse Europeo (Geie), con natura giuridica privatistica, e favorire l’adesione al Gruppo di soggetti internazionali accanto a soggetti istituzionali italiani tra cui operatori bancari, intermediari finanziari, del mondo del credito e del risparmio in generale”.
“Con l’estensione del ruolo dell’Arbitro per le controversie finanziarie all’interno del nascituro distretto, si puo’ ripensare il sistema delle impugnazioni e promuovere la stipula di convenzioni con la Corte arbitrale europea, secondo quanto prevede il diritto anglosassone”, fa notare il presidente Bernardo.
“Considerato il legame industriale tra le borse valori di Londra e Milano e, alla luce della capacita’ attrattiva della citta’, va assolutamente sostenuta la proposta del Comitato Select Milano, audito dalla Commissione Finanze lo scorso 21 settembre, che ha intrapreso un'iniziativa di diplomazia economica per considerare il trasferimento a Milano delle risorse e delle piattaforme per l'Euroclearing in uscita da Londra. In caso positivo, Milano puo’ diventare la capitale finanziaria dell’Eurozona”, aggiunge.
“Il programma illustrato dal Comitato Select Milano prevede un pacchetto di misure fiscali, organizzative e normative capaci di offrire agli investitori internazionali forme di collaborazione transnazionale, che coltivino dalla base la possibilita’ di replicare, tramite l'esercizio dell'autonomia privata nell'autoregolamentazione degli interessi, le ragioni di successo del modello inglese”, conclude la nota

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