"/>
domenica 20 agosto 2017 00:24:08
omnimilano

BIANCA DA MORIRE

8 febbraio 2016 Cultura, libri

L’INTERVISTA CON L’AUTORE  Bianca, 16anni, Milano. Vive la sua adolescenza ossessionata da un sogno, fare l’attrice, che, invece che da traino fa da e la trasforma in un mostro, o quasi. Capace di tutto, o quasi. Biancavuole fare l’attrice, intanto è già la protagonista di “Bianca da morire”, il nuovo libro della 37enne milanese Elena Mearini. Una penna che ferisce, la sua, incide l’anima e la città, precisa ed efficace. Colpisce, con un movimento netto e deciso, nei punti deboli della grande metropoli e della vita di chi la abita, per caso o per scelta. La storia di adolescenza, e di famiglia, che Mearini regala, pubblicandola con Cairo Editore, si insinua negli angoli in cui Milano è debole, anche se tanto pubblicizzata come “capitale morale d’Italia” e va a smascherare quello sporco che sfugge anche nelle migliori case delle migliori famiglie milanesi. Al centro del romanzo di Mearini, affianco, sopra e contro la protagonista ci sono un padre ed una madre, un fratello, un amico. E lei, Bianca, li detesta, da morire.
Perchè Bianca da morire? La protagonista si chiama Bianca, il nome scelto dai genitori, colore che rappresenta l’ipotetico Bene che la famiglia cerca di imporre alla ragazza. Un bene che non tiene conto dell’Altro, dei suoi voleri e delle sue scelte. Un bene che annienta e manda a morire, appunto.

Come e perchè ti sei messa nei panni di una adolescente? M’interessa indagare il tempo onnipresente dell’adolescenza, un’età che non ci abbandona mai, nemmeno in età matura. Le sue emozioni assolute, potenti, a tratti primordiali si mantengono vive manifestandosi talvolta in maniera improvvisa e incontrollabile in ognuno di noi, a qualsiasi età.

E dove hai pescato un tipo come Bianca? Bianca è la voce violenta di un desiderio totalizzante, capace di annientare tutto ciò che ne impedisce la realizzazione. Voce che chiunque porta dentro, il più delle volte silenziata.

Ci sono uno o piu fatti di cronaca che ti hanno spinto a scrivere di adolescenza? E’ un periodo in cui si è portati ad assumere la parte del male come risposta a un Bene fatto di regole che spesso reprimono e negano le verità e le urgenze dei ragazzi. Il bene presunto, immaginato, preconfezionato dalla famiglia rischia di diventare una gabbia dalla quale scappare a tutti i costi, con ogni mezzo, per riappropriarsi del diritto a esistere liberamente. Mi interessava non giudicare, ma assumere il punto di vista interno della rabbia e del male adolescenziale per capirne le origini e la ragione.

Giovani e social network, tra l’esibirsi e il mascherarsi. Come si comporta Bianca? E i suoi coetanei milanesi e italiani? Bianca vuole raggiungere la perfezione, l’onnipotenza e l’onnipresenza di una figura virtuale, distante da ogni cosa concreta e reale. Per farlo, è costretta a togliersi dall’umano ed accedere al mostruoso. Oggi manca la voglia di conoscersi pienamente l’un l’altro. Del volto che ci sta accanto, accogliamo soltanto le parti più utili, quelle che possono portarci un vantaggio. I giovani mascherano le proprie imperfezioni e mancanze nell’intento di risultare “ pienamente utili”, quindi “ pienamente accettati”.

La famiglia di Bianca: come la definiresti? La consideri tipicamente milanese, possibile solo a Milano o “esportabile”? E’ una famiglia incapace di verità. Non si domanda quale sia il bene di Bianca, segue la menzogna di un bene a misura unica che ignora la taglia del singolo. Una famiglia impaurita dalla realtà, come ce ne sono tante. Non solo a Milano: è un tipo di famiglia certo esportabile ovunque.

Essere giovani a Milano è…..E’ occasione di scoperta ma anche di cecità. Occorre uno sguardo vigile e consapevole per evitare i buchi neri e gli abbagli di una città come Milano. Bisogna distinguere il trampolino di lancio che ti apre a un nuovo orizzonte dalla trappola che te li chiude tutti in un solo colpo.

Cosa proveresti per Bianca se la incontrassi per strada o in un bar?
Se dovessi incontrare Bianca in un bar, le direi “ Parlami di te”. L’ascolto è il passo essenziale verso la verità dell’altro.

Qual è il rapporto tra Bianca e i suoi sogni/obiettivi? Bianca fa del proprio sogno una sorta di Dio da venerare e conquistare. Un Dio a cui sacrificare tutto, nel nome del quale l’atto più malvagio trova giustificazione.

Come vedi le generazioni di oggi, nel tuo libro: determinate o demotivate? Scuola e famiglia che contributo danno? Credo che oggi, il rischio più grande per le nuove generazioni, sia la disperanza, l’orizzonte che cade dagli occhi, il domani che scompare chissà dove, la possibilità del vuoto dietro l’angolo. Famiglia e istituzioni dovrebbero quindi accompagnare la mano dei giovani nel ridisegnare il tratto fisso dell’orizzonte.

La colonna sonora e il sapore da associare a Bianca da Morire
Sapore: latte bollente, bianco che ustiona. Colonna sonora: Space oddity, David Bowie.

Che reazioni ti aspetti dai lettori? E Diverse da etá a etá? Nessuna aspettativa. Solo voglia di viverle.

Condividi questo articolo