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mercoledì 15 agosto 2018 06:53:12
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BECCARIA, PRESIDENTI DI CAMERA PENALE E MINORILE SCRIVONO A BONAFEDE

16 luglio 2018 Cronaca, Politica

L’assenza del direttore da troppo tempo e le cattive condizioni in cui versa l’Istituto Penale per Minorenni “Cesare Beccaria” sono alla base di una situazione potenzialmente esplosiva all’interno della struttura di Via Calchi Taeggi e la protesta dello scorso 7 quando, a causa di un incendio, forse provocato forse per protesta da alcuni giovani detenuti alcune persone (detenuti e agenti di custodia) sono rimaste intossicate dovendo ricorrere anche a cure mediche, ne è stato un segnale. Questo il contenuto della lettera che il Presidente della Camera Penale di Milano, Monica Barbara Gambirasio, e il Presidente della Camera Minorile di Milano, Grazia Ofelia Cesaro, hanno scritto al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede spiegando che un intervento istituzionale non è più rinviabile. L’incendio, si spiega nella lettera, è stato “l’ennesimo episodio pericoloso e allarmante verificatosi nella struttura minorile milanese, la cui vita negli ultimi tempi è stata costellata di gravi criticità (proteste collettive, emergenze igienico-sanitarie, violenze, atti di autolesionismo dei giovani detenuti, una quindicina di tentativi di suicidio negli ultimi due anni)”. Situazioni drammatiche che, viene rilevato, “non possano che essere messe in correlazione con le condizioni in cui la struttura e la sua organizzano versano. Innanzitutto, l’IPM Beccaria si trova ormai da troppi anni senza un Direttore titolare e tale vacanza della posizione apicale risulta oggettivamente al contempo un segnale e un fattore ulteriore di grave criticità e debolezza. Inoltre, da molti anni sono note le cattive condizioni strutturali dell’istituto, da tempo e ancora attualmente interessato da lavori di ristrutturazione, che hanno comportato una riduzione della capienza, ed i cui interventi paiono procedere a rilento”.

Una situazione di precarietà, viene detto nelle righe scritte al ministero, che si ripercuote sugli stessi detenuti: “Di conseguenza, per i giovani detenuti è sempre più incombente e reale l’eventualità di trasferimento in altri istituti, così allontanandosi dai propri affetti e, in qualche caso, anche con conseguenti ostacoli per la prosecuzione o attivazione dei progetti rieducativi collegati al territorio milanese. Non può trascurarsi di considerare che nel medesimo istituto sono presenti sia minorenni che giovani adulti, fino ai 24 anni e come tale compresenza generi problematiche evidentemente non risolte da adeguate progettualità educative e organizzative. In tali condizioni l’impegno profuso dagli operatori, nei vari ruoli, risulta vanificato. Fortemente messa in crisi se non nettamente negata è così soprattutto la possibilità di perseguire o almeno preservare anche nell’esperienza detentiva la dimensione educativa che dovrebbe invece caratterizzare ogni risposta del sistema di giustizia per le persone in crescita, quale concretizzazione della funzione costituzionale della pena e condizione per consentire di evitare le ricadute nelle condotte criminali”. La lettera si conclude con un appello urgente alle istituzioni: “È necessario e non più rinviabile un intervento istituzionale, che segni un cambio di passo nell’approccio alle criticità ormai “strutturali” dell’IPM milanese e consenta la ridefinizione di una chiara progettualità. Siamo, pertanto, a richiedere un intervento urgente che consenta di superare la evidente situazione di pericolo delle persone e dei diritti. Le nostre Associazioni intendono vigilare e intraprendere ogni iniziativa per contribuire alla realizzazione di tale obiettivo, invitando fin d’ora alla collaborazione e al confronto l’Avvocatura, l’Autorità Giudiziaria minorile di Milano, gli operatori della giustizia minorile e le istituzioni cittadine”.

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