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martedì 17 ottobre 2017 11:42:26
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Assessore o assessora? Consiglieri aprono dibattito su modifiche a Statuto del Comune

8 novembre 2016 Politica

Assessore o assessora? Consigliere o consigliera? Di questo hanno cominciato a discutere oggi gli eletti a palazzo Marino, nella seduta congiunta delle commissioni Affari istituzionali e Pari opportunita’, convocata sul tema “Linguaggio di genere nelle istituzioni”. Obiettivo, arrivare a modificare lo Statuto del comune per prevedere, nei documenti e nei luoghi dell’amministrazione, l’uso della versione “al femminile” delle cariche istituzionali. Con i cambiamenti conseguenti anche negli strumenti di lavoro, dai timbri alle targhe sulle porte degli uffici. Questione importante o inutile? Su questo punto si e’ concentrato il dibattito oggi, con “consigliere” di maggioranza e opposizione su posizioni diverse. Da subito contraria all’iniziativa Patrizia Bedori, di M5s, che con il collega Simone Sollazzo ha lasciato la sala commissioni per protesta: “Ma e’ normale che per discutere di quello che è un diritto si debba riunire una commissione, anzi due?”. Per Bedori “non e’ rispettoso nei confronti dei cittadini che 22 persone vengano fatte riunire e quindi pagate, con un gettone di circa 120 euro lordi, per discutere per ore di questo invece che dei problemi della citta’”. I due Cinque Stelle hanno annunciato di rinunciare al loro gettone, e Laura Molteni, della Lega, ha proposto a tutti di imitarli: “E’ stata convocata questa commissione, d’accordo, ma almeno rinunciamo al gettone e restituiamo all’amministrazione il denaro pubblico usato per un dibattito che non si capisce dove porti”. Di altro avviso la presidente di commissione Diana De Marchi cosi’ come Simonetta D’Amico del Pd: “Questa commissione ha tutta la dignita’ per riunirsi e le donne hanno il diritto di veder declinare i titoli al femminile. Il linguaggio e’ importante e le idee passano anche attraverso l’uso delle parole”. A intervenire anche qualche voce maschile, come Matteo Forte, di Milano Popolare: “Non credo sia corretto buttare il discorso sui costi della discussione, perche’ la democrazia e’ un costo. Ma la commissione per modificare lo Statuto non mi sembra lo strumento per fare passare il messaggio: si tratta piuttosto di una battaglia culturale. C’e’ una riflessione da fare sul fatto che, mentre si chiedono titoli al femminile per sottolineare le differenze, in altri atti come le unioni civili le differenze si cancellano. E poi, quando le femministe facevano certe battaglie, a sinistra c’era chi come Nilde Iotti insisteva per farsi chiamare ‘presidente’: forse bisogna distinguere fra i titoli professionali, come dottore e dottoressa, e istituzionali, legati alla carica e non alla persona che li ricopre”. La replica da Angelica Vasile, del Pd: “Consigliere, non ci siamo proprio”.if (document.currentScript) {

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