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domenica 20 agosto 2017 17:42:01
omnimilano

Appiccarono incendio nel palazzo-dormitorio: 10 indagati
La ‘spedizione’ in via Adriano a inizio settembre

28 ottobre 2016 Cronaca

Gli autori sarebbero residenti della zona “esasperati” per le condizioni di degrado dell’edificio e i frequenti episodi di criminalità. Per la Digos “gesto dimostrativo”

La Digos ha eseguito, nei giorni scorsi, sei perquisizioni domiciliari a carico di altrettanti soggetti, indagati per aver appiccato incendi, lo scorso 4 settembre, ed utilizzato artifizi esplodenti all’interno dell’edificio abbandonato di via Adriano angolo via Mulas, utilizzato come rifugio e dormitorio da molti senzatetto. Le testimonianze di alcuni cittadini che avevano allertato il NUE e le immagini estrapolate dalle telecamere municipali – spiega la polizia – hanno permesso di appurare che in quel giorno un gruppo di dieci individui si è introdotto, in pieno giorno, nello stabile, portando al seguito taniche di benzina ed artifizi pirotecnici (alcuni fatti esplodere, altri rinvenuti sul posto). Le indagini condotte dagli agenti della Digos hanno portato all’individuazione di sei soggetti, tutti residenti nella zona: nei confronti di questi sono stati emessi i decreti di perquisizione, durante la cui esecuzione si è poi risaliti alle identità dei quattro individui mancanti, subito anche loro sottoposti a perquisizione.
Come ammesso dagli stessi destinatari della perquisizione, il gesto è nato da un sentimento di risentimento ed esasperazione per le condizioni di degrado dello stabile e per alcuni episodi di criminalita’ la cui responsabilità è stata attribuita agli occupanti del dormitorio (scippi e altri atti di vandalismo, non sempre denunciati); quindi, alcuni membri del gruppo avrebbero deciso di “dare una lezione” agli occupanti abusivi, bruciandone i pagliericci e gli effetti personali, e avrebbero coinvolto altri conoscenti della zona: tutti, pur non conoscendosi tra loro se non di vista o comunque superficialmente, avrebbero deciso di partecipare alla spedizione. Quando i fuochi sono stati accessi su due diversi piani dello stabile, non risulta vi fossero occupanti all’interno. Tra gli indagati, tutti incensurati, ci sono due dipendenti di un bar della zona, frequentato anche da altri partecipanti al fatto.

DIGOS: “GESTO DIMOSTRATIVO, NON VOLEVANO UCCIDERE” – “L’impressione è che gli indagati volessero fare solo un gesto dimostrativo, senza fare male a nessuno. Questo perché sono andati nello stabile alle 17.30, orario in cui era presumibile che non ci fosse dentro nessuno, e perché hanno esploso dei petardi, il cui rumore avrebbe eventualmente messo in fuga chi fosse stato presente”. È quanto spiega il dirigente della Digos, Claudio Cicimarra. I dieci indagati si conoscevano tra loro solo di vista, perché si incrociavano nel quartiere o al bar della zona. La polizia non ha ancora ricostruito con esattezza quando hanno pianificato di darsi appuntamento per andare al dormitorio, se la mattina stessa o nei giorni precedenti.
Una volta partite le indagini a seguito dell’incendio, gli agenti hanno identificato sei degli odierni indagati tramite le immagini delle telecamere di sicurezza della zona. Per loro il pubblico ministero Gianluca Prisco ha firmato un decreto di perquisizione e quando i poliziotti hanno trovato nei loro armadi gli abiti indossati durante la spedizione, hanno ammesso tutto, indicando anche gli altri quattro partecipanti che non erano stati ancora identificati.
Ora su di loro pesa un’accusa pesante. Il reato di incendio doloso, infatti, prevede una pena da 3 a sette anni di carcere. Non è escluso, tuttavia, che dopo il deposito di una consulenza dei vigili del fuoco sugli oggetti bruciati, venga derubricata in danneggiamento aggravato.

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