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domenica 19 novembre 2017 05:50:39
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L’INIZIO DI TUTTE LE COSE

16 marzo 2016 Cultura, libri

Non ha nulla di materno la Milano delle madri o future madri di Irene Bernardini, ma quanto di materno c’è in loro stesse, è ciò che si cerca leggendo il suo libro fino ad arrivare alla nona storia. Madre dopo madre ci si chiede cosa significa essere materni e, chiuso il libro ben coperto ed editato da Indiana, se esiste un solo unico “senso di maternità”. E se esiste un senso nell’essere madre o lo si è, lo si diventa e la si fa e basta, anche se l’Italia “non è un paese per mamme”. “L’inizio di tutte le cose” è il titolo del nuovo romanzo di questa autrice che è ancora una volta in grado di penetrare il lettore con schegge di quotidianitá disarmanti, perché “potrebbe essere la mia vicina di casa, la protagonista”. Bernardini cambia la percezione della realtà vissuta, sondando nella normalità delle persone e narrandone disorientamenti, dolori, incongruenze. Ma anche amori, condivisioni nate per caso in una cittá che non accoglie e non aiuta le persone, le donne, a salutarsi e fare alleanze. Strette in giacche e sciarpe, arroccate su tacchi o Suv, sono isole. Ma quando arriva “l’inizio di tutte le cose”, quando potrebbe esserci l’occasione per aprirsi al confronto con altre che si affacciano a questo baratro/soglia, non accade nulla, comunque. Le nove storie in sequenza creano una pellicola in stop motion di una gravidanza e di una maternitá cittadina in cui l’autrice come già nè “la fine dell’amore” non tace nulla. O quasi. Invidie, tradimenti, fastidi, solitudini: un universo lontano dalle vetrine di corredini con colori vivaci pronti a giurare che essere mamma “sará una favola multicolore”. È grigia, l’altra storia, le altre storie, quelle che puzzano e tolgono il respiro senza mai esagerare con il pessimismo, ma attenendosi a quel realismo delle  “cose che non si dicono” in certi salotti. Quando si parla di maternità, oggi più che mai, “è una cosa bella, una gioia, un dono. È invece un tabù dire il contrario”. E Bernardini non lo dice, lo mette in scena e così bene da farlo vivere sulla pelle al lettore che, pur volendolo, non riuscirà a negare che almeno in parte, hanno ragione loro. Lei e le sue 9 mamme a tappe. Lo si sente nelle budella di lettore, leggendo il libro in metro o in un bar, o in un appartamento metropolitano constatando che “l’inizio di tutte le cose” è una gran fatica. E un bel libro, vero. 

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